|
La
discesa di Luis Royo
di
Alberto Cassani
Pubblicato su "Ink" #15, Maggio 2000.
Saragozza è una città strana: capoluogo della provincia di
Aragona, sorge sulle rive dellEbro, in unoasi
agricola circondata da zone aride. Destate fa un caldo
boia, e dinverno fa talmente freddo che se due amici si
incontrano per strada non si salutano neanche, per evitare di
congelarsi le corde vocali. Saragozza non è né Barcellona né
Madrid, in effetti è più o meno a metà strada tra queste due
città. Saragozza è la città natale di Luis Buñuel e Francisco
Goya. Entrambi sono stati artisti straordinari, estremamente
personali, particolarmente visionari. In questo sono molto simili
a Luis Royo, uno dei migliori illustratori del mondo. Luis Royo,
lavrete capito, viene da Saragozza.
Royo è attivo nel mondo dellillustrazione dal 1983, e ci
è arrivato dopo unesperienza come pittore e disegnatore di
fumetti. Allinizio lavora per lo più come copertinista di
riviste (Heavy Metal su tutte) e di libri
(soprattutto per la Berkley Books), ma dal 1990 inizia la
pubblicazione di libri di illustrazioni, il primo dei quali si
intitola "Women", mentre lultimo è il primo tomo
dei "Prohibited Books".
Per Royo la fantasia
è il cibo della mente, e in quanto tale ritiene la si debba
usare il più possibile, non la si deve lasciar marcire in
dispensa. La fantasia, in effetti, è una componente essenziale
della vita di una persona che nel proprio lavoro è spesso
costretta a passare moltissimo tempo seduta al tavolo da disegno.
Certo devi comunque conoscere la realtà, vivere certe
esperienze, per poter lavorare di fantasia, ma nei lavori di Royo
ha chiaramente più importanza la parte fantastica di quella
quotidiana. Effettivamente i suoi lavori sembrano essere su un
piano ben diverso da quello razionale: sono per lo più di
ambientazione fantasy o fantascientifica, anche se non mancano
intrusioni in altri generi (fantastiche alcune illustrazioni
western per il suo libro "Dreams"), e riflettono quella
che è chiaramente la sua più grande ossessione: il mito della
Bella e la Bestia.
Royo ritrae sempre (quando può) donne bellissime in situazioni
esasperate, donne la cui bellezza è in pieno contrasto con
lambiente che le circonda, con i mostri che le circondano.
La Bella e la Bestia, appunto. Anche se a guardare certe sue
inquadrature alla Serpieri mi ero fatto unaltra
opinione, è lo sguardo la cosa che attrae di più Royo. È
attraverso lo sguardo della protagonista che la sua storia ci
viene raccontata fin nei minimi dettagli. È attraverso lo
sguardo che viene giustificata la figura di una ragazzina vestita
come un guerriero ed armata con uno spadone che non riuscirebbe
mai neanche a sollevare, è il suo sguardo che ti fa pensare che
anche se è solo unadolescente ha già tutta la forza
necessaria per poter sopravvivere in quellambiente, che ti
fa capire che è abbastanza esperta nelluso di quello
spadone da poter impaurire i mostri che la circondano...
Prendendo spunto da attrici, modelle o semplici donne incontrate
per strada, Royo illustra la propria figura femminile ideale, la
propria fantasia personale: una donna bellissima, decisa, forte e
pronta a tutto. Una donna che è stata incarnata alla perfezione
da Julie Strain, attricetta di poco talento ma dal fisico
prorompente, che è diventata il volto (e il corpo) simbolo della
rivista Heavy Metal.
A detta dello stesso Royo
lillustrazione, pur essendo un canale poco razionale,
talmente intuitivo da essere quasi onirico, funziona su tre
livelli ben diversi, che finiscono per agire sul subcosciente del
lettore: ad un primo livello cè limpatto del lettore
con lopera, cè la prima impressione; in un secondo
livello avviene la trasmissione del sogno che ci
viene raccontato; mentre nel terzo livello, quello
plastico, il lettore si rende finalmente conto dei
particolari che compongono il disegno. In pratica inizialmente
veniamo colpiti dalleffetto dinsieme, dalla potenza
visiva dellillustrazione, quindi ne riconosciamo il
soggetto e lambientazione, ed infine ne ammiriamo i
particolari. Nel caso di Luis Royo rimaniamo a bocca aperta ad
ognuno di questi livelli.
Scorrendo più e più volte i suoi libri sono sempre rimasto
sorpreso da come lavori quasi sempre con formati piccoli,
relativamente parlando. È infatti rarissimo trovare una sua
illustrazione che superi i 35 x 50 cm. Quando ho finalmente avuto
modo di vedere da vicino alcune delle sue tavole originali sono
rimasto ancora più sorpreso dalla perfezione dei particolari:
ogni piccola cosa era disegnata (con laerografo, di solito)
col massimo della precisione, i diversi tipi di materiali
ritratti riuscivano effettivamente ad avere una diversa
lucentezza, un peso ed uno spessore diverso. Le sue figure umane,
poi, sono spesso lapoteosi delliperrealismo. Su di un
muro della mia camera da letto è appeso un poster che ritrae (a
misura doppia) il suo La Anuncación, in cui una
splendida ragazza dagli impressionanti occhi azzurri è in
lacrime probabilmente per via dei macchinari elettronici che le
si sono infilati nel cervello. Le sbavature del rimmel, i graffi
sul volto, i capelli, i punti in cui gli aghi si sono infilati
sotto la pelle... impressionanti! Se dire di una fotografia che
sembra un quadro non è certo un complimento, dire di un quadro
che sembra una fotografia di certo lo è!
Ho accennato più sopra che Royo dipinge spesso usando
laerografo. In effetti, però, gli piace usare diverse
tecniche e diversi materiali. Il lavoro, comunque, lo porta
sempre a termine usando pennelli e tempere ad olio, il che gli
permette di dare più strati di colore, creando così
impressionanti effetti di trasparenza. Preferisce dipingere su un
tipo di cartoncino abbastanza rigido, lasciando la tela ai lavori
che gli vengono pagati di più, per via della maggior difficoltà
di controllo del colore e quindi dei maggiori tempi di
lavorazione. Per quanto riguarda le figure umane, vi potrebbe
capitare di riconoscere unattrice famosa come protagonista
di una sua illustrazione. In realtà Royo ha probabilmente preso
il suo sguardo e lha montato sopra la bocca di
unaltra donna, circondando il tutto con la mascella di una
terza ragazza, quasi come stesse costruendo un robot... È anche
questa la sua forza: la documentazione. Royo accetta di venir
influenzato allo stesso modo da mostre artistiche, da fumetti, da
film, da romanzi, persino da video-clip e dalla sottovalutata
pubblicità, senza preconcetti di sorta, senza porsi il problema
se una cosa sia effettivamente unespressione artistica o
meno. In fondo catalogare larte, come dice lui stesso, è
solo una stupidaggine.
Reali o immaginarie, fantasy o fantascientifiche, le sue ragazze
sono sempre estremamente diverse luna dallaltra, e
ognuna di loro riesce a trasmetterci la propria storia, unica e
originale, che ci viene raccontata fin nei minimi particolari con
una singola illustrazione (forse anche per questo Royo ha smesso
di far fumetti, e non tornerebbe a farli). Pensate che alle volte
dalla Germania gli commissionano copertine per romanzi non ancora
scritti, copertine che gli scrittori aspettano di vedere per
avere lispirazione giusta! E non posso dar loro torto: non
ci fosse Nell McAndrew a popolare i miei sogni, di sicuro ci
sarebbero le ragazze dipinte da Luis Royo!
Royo : Malefic
Royo: III Millennium
Royo: Women
Royo: Prohibited Book
 |